Il processo di Norimberga

Alla lettura dell’atto d’accusa il 20 novembre 1945 si apriva a Norimberga il processo contro i crimini del Nazismo che si concluse nell’ottobre del 1946 con 11 condanne a morte, 7 pene detentive e 3 assoluzioni. Il nome “Processo di Norimberga” viene convenzionalmente usato per indicare due distinti gruppi di processi ai nazisti coinvolti nella seconda guerra mondiale e nella Shoah. Si aprirono dunque le porte del processo principale contro gli alti dirigenti del regime nazista. Per la prima volta nella storia le udienze furono tradotte in simultanea in inglese, francese, tedesco e russo, utilizzando una tecnica sino ad allora sconosciuta. Non era mai successo prima e nessuno aveva fino ad allora sviluppato una tecnica di interpretazione che permettesse ad un cervello umano di ascoltare una lingua e di riprodurre lo stesso significato parlando simultaneamente una lingua diversa. Da quel momento nacque la professione dell’interprete di conferenza. In gruppi di 3, questi pionieri tradussero in simultanea per 11 terribili mesi, per molte ore al giorno e con pochissime pause, seduti in cabine allestite al momento e con l’ausilio di un “sistema” ad hoc, ovvero tramite un impianto denominato “Speech Translator” che venne messo a punto dall’azienda statunitense International Business Machines Corporation (comunemente nota come IBM) per l’occasione. Mentre gli aspetti giuridici dei processi e la loro importanza storica per lo sviluppo del diritto internazionale sono stati oggetto di molteplici studi e analisi, il lavoro svolto dagli interpreti è rimasto a lungo nell’ombra. Oggi gli interpreti di simultanea svolgono la loro attività non soltanto nelle sale di conferenza o nei tribunali, ma ovunque si comunichi in più lingue grazie a cabine per l’interpretariato unitamente agli impianti per la traduzione simultanea. In seguito a tale grande evento storico, si avrà la nascita di una vera e propria tecnica, ossia l’interpretariato simultaneo (detto anche interpretariato di conferenza) grazie al quale discorsi sono tradotti simultaneamente, ossia contemporaneamente.

Con l’aumentare dell’impiego di Interpretazione Consecutiva e Interpretazione Simultanea è anche cresciuta sempre di più la necessità di formare interpreti professionisti aventi competenze tecniche solide e non improvvisate. Fu istituita quindi nel 1941 la prima Scuola per Interpreti presso l’Università di Ginevra, alla quale seguirono altre scuole molto prestigiose come quelle di Vienna (1943) in Austria, Magonza (Germersheim), Heidelberg e Monaco in Germania, Georgetown a Washington, la Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori (SSIT) a Milano (1951), e successivamente le Scuole Superiori di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori in Italia: dapprima quella dell’Università di Trieste nel 1953 e la Civica di Milano nel 1980, e nel 1989 quella dell’Università di Bologna con sede a Forlì.

Gli interpreti simultanei siedono in una cabina insonorizzata ed ascoltano l’oratore tramite cuffie. Allo stesso tempo riproducono nella lingua d’arrivo il discorso ascoltato, tramite microfono. I partecipanti al congresso ascoltano i contenuti così formulati tramite le cuffie.